Il rebus delle mani rosse

Dal mese di aprile 2006, centinaia di misteriose mani di colore rosso compaiono sui muri di Bergamo. Non è la prima volta che sui muri della città si diffondono codici dal significato enigmatico; è già accaduto con il celebre “052” nel 2002 e con l'invasione delle “®” nel 2005. Anche i quotidiani locali, come da copione, cominciano a interessarsi al rebus delle “mani rosse”, avanzando anche alcune ipotesi, tra cui quella che dietro a questo simbolo si celi un messaggio a favore della scarcerazione degli arrestati e delle arrestate sabato 11 marzo a Milano.
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"HipHop Hooligans". A proposito di mani rosse..

Sabato 1 luglio il centro sociale Pacì Paciana organizza una giornata dedicata all'Areosol Art e alla cultura Hip Hop, invitando i writers cittadini a dipingere i muri circostanti il centro sociale e organizzando per la serata il concerto di Kaos One, figura storica della cultura Hip Hop e uno dei primi writer italiani della storia. Con un comunicato gli organizzatori lanciano l'iniziativa e prendono posizione sulla questione “mani rosse”, rivendicando la funzione irrinunciabile dei muri cittadini quale strumento di partecipazione politica orizzontale. Il giorno seguente Il Bergamo pubblica uno speciale sull'iniziativa. L'Eco di Bergamo, invece, tace sull'evento ma riporta la notizia di 3 writers fermati la notte precedente mentre dipingevano una parete in via per Zanica, spiegando come l'intervento delle forze dell'ordine si collochi in una più ampia attività “anti-imbrattatori” condotta dalla Questura di Bergamo nelle ultime settimane e facendo apertamente riferimento alle denunce scattate per le “mani rosse”. Pura casualità?
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Libere tutti!

Sono trascorsi quasi tre mesi dai fatti di sabato 11 marzo. Venticinque delle persone fermate quel giorno sono ancora in carcere, senza che vi sia alcuna prova a loro carico, se non la semplice presenza fisica in corso Buenos Aires. Complice la reazione della prima ora del mondo politico, ingigantita in modo spropositato dal clima infuocato della campagna elettorale. Ora, in tutta Italia, si stanno moltiplicando gli episodi di solidarietà e assume sempre più vigore la richiesta di porre fine ad una carcerazione ingiusta e ingiustificata. Numerose personalità del mondo della politica, della cultura e dello spettacolo, si sono già espresse nelle ultime settimane nella medesima direzione. Anche Bergamo, negli ultimi due mesi, sono state numerose le occasioni di solidarietà e sensibilizzazione.
 
Foto degli striscioni comparsi a Bergamo giovedì 11 maggio.
Sequenza di foto dell'azione sul campanone di Piazza Vecchia.
Foto dello striscione della Curva Nord per Paga.
 
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Liberiamo le nostre vite

E' da più di 3 mesi che il carcere ha inghiottito 25 nostri fratelli e nostre sorelle, colpevoli di essersi opposti alla parata nazista di Fiamma Tricolore, sabato 11 marzo a Milano. Sabato 17 giugno, sempre a Milano, ci sarà una manifestazione nazionale per reclamarne l'immediata liberazione e per denunciare l'assurdità di una carcerazione ingiustificata e di un processo senza prove. Antifa Bergamo aderisce alla mobilitazione, partecipando alla costruzione dell'Antifa Bloc, sigla che raccoglie i diversi gruppi antifa della Lombardia.
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Nome di battaglia Lia

Venerdì 26 maggio 2006, al centro sociale Pacì Paciana, Antifa Bergamo presenta “Nome di battagli Lia”, uno spettacolo teatrale di Renato Sarti. Nel corso della serata anche la personale di ZeroCalcare (fumettistica antagonista), un incontro sulle nuove destre con l'Officina della Resistenza Sociale, Informazione Antifascista e Dove Vado Evado. Porteranno il loro saluto Angelica “Cocca” Casile e Bruno Codenotti.
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